Il 3 novembre 2026 I-Com, l'Istituto per la Competitività, ha presentato a Milano con TeamSystem lo studio "L'IA nei territori: le policy per accelerare la competitività", costruito su dati Istat. Il titolo dei giornali è il raddoppio dell'AI nelle imprese italiane. Il numero più utile per una PMI però è un altro, ed è nascosto a metà del comunicato I-Com.

Senza una base digitale, la probabilità stimata di adottare l'AI è del 4,8%. Con quella base completa sale al 75,5%. In pratica: il problema di molte piccole imprese non è scegliere il tool di AI giusto, ma avere i dati in un posto dove l'AI possa lavorarci.

In 30 secondi

  • Crescita: nel 2025 usa almeno una tecnologia di AI il 16,4% delle imprese con 10 o più addetti, contro l'8,2% del 2024 e il 5% del 2023.
  • Piccole imprese: 14,2% tra 10 e 49 addetti. Il 77% delle piccole imprese non usa l'AI e non prevede di farlo.
  • Il dato chiave: senza business intelligence, cloud (piattaforma e archiviazione), CRM e analisi dei dati la probabilità di adozione è del 4,8%. Con tutte e cinque arriva al 75,5%.
  • Ricavi: a parità di dimensione, settore e area, chi usa almeno una tecnologia di AI ha ricavi superiori del 9,8%. È una correlazione, non una promessa.

Cosa dice lo studio

L'accelerazione c'è, ma non per tutti. Il divario tra Nord-Ovest e Mezzogiorno è salito da 2,7 a 7,1 punti (19,3% contro 12,2%). In testa ci sono la Provincia di Bolzano (25,4%), il Piemonte (22,6%), l'Emilia-Romagna (19,4%) e la Lombardia (19,1%). Pesa soprattutto la dimensione: 14,2% tra 10 e 49 addetti, 27,6% tra 50 e 249, 53% nelle grandi.

Lo conferma da un'altra angolatura Agenda Digitale, sempre su dati Istat: tra il 2023 e il 2025 la distanza tra grandi imprese e PMI si è ridotta su quasi tutti gli indicatori digitali, tranne l'AI, dove è salita da circa 20 a 37 punti.

Lo studio misura anche la maturità digitale in generale. A parità di dimensione, settore e area, le imprese con digitalizzazione "alta" hanno ricavi superiori del 65,2% rispetto a quelle con intensità "molto bassa", e quelle "molto alta" del 105,3%. Anche qui parliamo di associazioni statistiche: dicono dove si trovano le imprese che crescono, non che basta comprare un software per crescere.

I cinque mattoni, tradotti per una PMI

Lo studio nomina cinque tecnologie. Ecco cosa vogliono dire in un'azienda di 15 persone, senza gergo:

  • Cloud come piattaforma: i programmi che usi ogni giorno (gestionale, posta, calendario) girano online e non su un PC in ufficio.
  • Cloud come archiviazione: documenti, preventivi e contratti stanno in una cartella condivisa con permessi, non nelle chiavette o negli allegati email.
  • CRM: un unico posto dove stanno clienti, contatti, trattative e storico. Anche semplice, ma uno solo.
  • Business intelligence: qualcuno guarda i numeri dell'azienda in modo regolare, con un cruscotto o anche solo un report mensile fatto bene.
  • Analisi dei dati: si usano quei numeri per decidere, per esempio su quali clienti o prodotti puntare.

Per capire quanto si è indietro, i dati che PMI.it riprende dall'indagine Istat 2025 dicono che usa un ERP il 48,8% delle PMI e un CRM il 21,1%. Tra chi ha valutato l'AI senza adottarla, il 58,6% cita la carenza di competenze e il 45,2% dati insufficienti o di cattiva qualità.

Prima e dopo

Prima

  • Clienti in tre file Excel diversi e nella memoria del commerciale.
  • Preventivi negli allegati email, versioni che si perdono.
  • L'AI viene provata su testi generici e il risultato sembra inutile.

Dopo

  • Un CRM con tutti i clienti e lo storico delle trattative.
  • Documenti in cloud con cartelle e permessi chiari.
  • L'AI lavora su dati veri: riassume trattative, prepara preventivi, segnala clienti fermi.

La strada indicata dalle Regioni

Le otto amministrazioni regionali coinvolte nello studio (Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Valle d'Aosta) vedono nei gestionali con funzioni di AI già integrate la via d'accesso più graduale per micro e piccole imprese. Con una condizione esplicita: servono dati, competenze e processi organizzati.

Sul fronte incentivi, il comunicato ricorda che l'iper-ammortamento di Transizione 5.0 include ora software di AI e sistemi agentici, ma è più adatto a chi fa investimenti strutturati e ha capienza fiscale. Il Governo ha annunciato per la Legge di Bilancio 2027 un credito d'imposta per il software in cloud, e diverse associazioni hanno proposto "Investo Digitale", un contributo a fondo perduto per imprese da 2 a 99 addetti. Sono un annuncio e una proposta, non misure già operative: per quelle attive oggi guarda la nostra mappa degli incentivi AI per PMI e i voucher cloud e cybersecurity.

Da dove partire questa settimana

Passo per passo

  1. Fai l'inventario in un'ora. Per ognuno dei cinque mattoni scrivi: ce l'abbiamo, ce l'abbiamo a metà, non ce l'abbiamo. Niente consulenti, basta una pagina.
  2. Scegli il mattone più vicino a un problema vero. Se perdi clienti per mancati richiami, il CRM. Se perdi tempo a cercare documenti, il cloud. Non partire da quello più costoso.
  3. Guarda cosa c'è già nel tuo gestionale. Molti gestionali e CRM hanno già funzioni di AI incluse o attivabili. Chiedi al fornitore cosa è compreso nel canone prima di comprare altro, usando le 10 domande da fare al vendor.
  4. Metti ordine nei dati di un solo processo. Un processo, non tutta l'azienda: per esempio le offerte commerciali. Il nostro metodo per scegliere il primo processo da automatizzare aiuta a decidere.
  5. Solo dopo, prova l'AI su quei dati. Un test breve e misurabile, come nel POC di 14 giorni senza lock-in.

Conclusione

Lo studio I-Com conferma che l'AI nelle imprese italiane cresce in fretta, ma soprattutto dove c'è già una base digitale. Per una piccola impresa la lezione è pratica: prima di chiedersi quale AI usare, conviene chiedersi dove stanno i propri dati. Se vuoi il quadro completo su costi e priorità, parti dalla guida pratica all'AI per PMI e dai costi reali dell'AI per una PMI.